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giovedì 17 aprile 2014

PASQUA: A SCUOLA CON SCATOLA MAGICA MA A NOI ITALIANI L'AGNELLO MANCA..

QUI I PICCOLI ORNANO UNA SCATOLA CHE SI DONA A ALTRO BIMBO CON DENTRO CIBO PER FARE COLAZIONE TUTTI INSIEME







E' Pasqua. A ciuscun paese le sue tradizioni. Qui in Olanda cé'n'é  carina che coinvolge i bambini. E' la  ''Paasontbijt'', ovvero la colazione di Pasqua. A scuola ogni bambino, in uno dei giorni imediatamente precedenti alla Pasqua, deve portare una scatola di scarpe che ha ornato a casa dove verranno messe delle cose da mangiare per fare colazione in classe all together. La scatola viene data in dono ad un altro bambino (viene estratto a sorte per quale bambino bisogna farla) e poi la mattina della colazione ci si siede tutti insieme e si apre la scatola ''magica'' e si mangia e si commentano le scatole e si é molto molto felici perché la paasontbijt corrisponde quasi sempre all'inizio di un periodo di vacanze di ben due settimane. Ma attenzione troppo cioccolato o caramelle sono banditi perché qui gli zuccheri sono considerati veri e propri responsabili dei comportamenti dei bambini. Cosí quelli piú sfrenati si capisce subito che ne hanno assunti troppi mentre ai piú calmi pare ne vengano somministrate in dosi minori se non pari a zero. 

Ma tornando alla Pasqua, nonostante in ogni paese ci siano usi e costumi divertenti, questa rimane per gli emigranti italiani, sono pronta a scommetterci, uno dei momenti piú difficili in cui stare lontani dal proprio paese d'origine. É ancora piú dura che a Natale.

A Natale, diciamocelo, sono in molti a rompersi le palle a tavola ma a Pasqua no, proprio no.

Pasqua la si fa con chi si sceglie, nessun obbligo familiare. Pasqua é degli amici, é di quelli che vogliono abbuffarsi insieme per 36 ore no stop, é di quelli che si vogliono chiudere tutti insieme in una stanza quando fuori sicuramente piove perché a Pasqua tanto il tempo é sempre brutto.

Pasqua é in quelle stanze di case estive ancora fredde, umide e mal riscaldate.
Ma é anche in quel raggio di sole che finalmente esce e ci trova ancora bianchi con la pelle che poi si fa a macchiette rosse del primo sole.
Ma intanto si mangia tutti insieme, chisssenefrega di tutto il resto. Perché a Pasqua, come ama ripetere la mia amica Fede, si mangia molto di piú che a Natale e soprattutto meglio.
Ho visto gente continuare ad infilarsi cibo in bocca nonostante non avesse un briciolo di fame. Ho visto me stessa aprire un altro uovo quando il secondo bottone del pantalone era giá partito il giorno prima. Ho visto versare un altro e un altro ancora bicchiere di vino rigorosamente rosso quando ormai la botte era piena da un pezzo e la moglie era molto ubriaca. Insomma Pasqua é pura golositá.

Ma non c'é solo il cibo no. Pasqua é legata alla religione. A Gesú che risorge, alla via crucis, alla Chiesa, a ''che paura la processione con gli incappucciati'' di quando eri piccolo.

Tutto questo per chi vive in un paese straniero, si capisce bene, é quasi impossibile da riprodurre. Ci si puó provare ma il risultato non sará mai lo stesso. Perché questo concetto di Pasqua é difficile anche da spiegare e non si puó riassumere  per esempio con un generico ''noi mangiamo molto'' a Pasqua.

Ecco perché l 'emigrante italiano piú che a Natale, piú che durante l'estate, sentirá a Pasqua un gran magone in gola che si chiama nostalgia e che nessun surrogato di agnello pasquale sará in grado di riempire.

martedì 4 giugno 2013

SPORT: BIMBI, AIUTO C'É LA LEZIONE DI NUOTO!

Se sei un bambino e vivi in Olanda non hai scelta: dovrai fare lezione di nuoto. Se sei la mamma di quel bambino non hai scelta neanche tu: dovrai obbligare tuo figlio a fare lezione di nuoto. Anche a costo di torturarlo. Eh si' perché saper nuotare per tutti i bambini che calcano il suolo olandese é un obbligo che ha praticamente valore di legge. Un pó come era per noi bambini italiani il catechismo. In poche parole: saddá fa. E basta.



Da quando il bambino compie 4 anni sulla famiglia si abbatte una scure da cui ci si potrá liberare solo quando il piccolo in questione avrá conquistato il famigerato DIPLOMA A, quello che attesta che sai non solo galleggiare ma anche adottare uno stile. Se non hai questo diploma non puoi fare praticamente niente. Se vieni invitato a casa di un amico che ha di fronte alla sua abitazione una pozza d'acqua, la mamma dell'invitante chiede: ''ma c'é l'ha il diploma A?''. Se il bimbo ancora non l'ha conquistato, ritira senza nessuna pietá l'invito e hai voglia a dirgli che tuo figlio sa nuotare giá da tre anni, che magari non adotta lo stile lbero ma quello del cane con la lingua da fuori ma che, insomma, non si preoccupassero perché non gli affoga sotto gli occhi. Ma niente da fare. Manco a parlarne se poi vai in una piscina pubblica, su una barca, in spiaggia ecc. ecc. Cioé non é che non ci puoi andare. Ci vai ma poi succede che anche se sei un ciuccione di 12 anni (ma non hai il diploma A) ti devi mettere i braccioli o il giubbotto di salvataggio. Roba da vergognarsi a vita.  Anche socialmente sei considerato un minus. I bambini infatti si chiedono continuamente fra di loro: ''hai preso il diploma A?''. Se la risposta é no si alza un coro indignato di ''ohhhhhhhhh''. Un pó come quando appunto ci si chiedeva fra di noi: ''te la sei fatta la comunione?''. E se non te l'eri fatta, pure in quel caso, venivi collocato in una categoria a parte. E mentre nei salotti o nelle camerette italiane troneggiava quasi sempre una nostra foto vestiti da suorina o pretino, qui i genitori postano e ripostano orgogliosi foto su Facebbok col piccolo che brandisce un cartello con su scritto a lettere cubitali Diploma A.



Ma il problema non é fare nuoto, nobilisssimo sport, ma avere a che fare con le scuole di nuoto che tiranneggiano sui poveri genitori sapendo che non hanno altra scelta se non quella di sottostare a condizioni a volte francamente assurde. Non voglio battere tanto il tasto sull'aspetto economico (che pure c'é, sono in molti casi carissime) ma quanto sugli orari inumani che impongono. Con la scusa delle liste d'attesa (tanti bambni pochi posti liberi nei corsi piú comodi) convocano i piú sfortunati quasi nel cuore della notte. La mia povera amica Natalie ha dovuto portare per quasi due anni suo figlio in piscina alle sette di sabato mattina. Un compagno di scuola é stato buttato giú dal letto ogni mercoledi alle 6 a questo scopo (entrambi hanno quasi avuto un nervous breakdown). E troppo altre ne ho sentite in giro. Noi, con una banale ma apprezzatissima ''botta di culo''  abbiamo avuto un posto al pomeriggio. 

In questo quadro alquanto sconfortante i maestri di nuoto hanno lo stesso atteggiamento di un docente universitario. Incutono timore e referenza nei genitori che timidamente chiedono quando (mai) il loro piccolo ce la fará a prendere il diploma A. La risposta puó essere anche di quelle tipiche da anni del liceo: ''é bravo é bravo ma non si impegna abbstanza''. Tradotto: altri mesi di sofferenza   (per le mamme e i papá perché per l'amor di Dio i bimbi si divertono eh!). Sará per questo che esistono anche dei corsi accellarreti dove i bambini prendono il diploma nel giro di un mese atrraverso lezione-bignami sospetto carissime. 

Anche a me tocca il lunedí portare mio figlio a nuotare. Non vedo l'ora di arrivare al traguardo. Il bello é che anche quando il nostro Diploma A arriverá non sará finita. L'incubo continua: ci sono i diploma B e C da prendere. Quest'ultimo, per ottenerlo, devi dimostrare di saper nuotare con i vestiti addosso. Ma a buttarsi in mare con tutti i panni potete stare sicuri, ci saró prima io. 

venerdì 17 maggio 2013

MA QUANTO SONO PATRIOTTICI QUESTI OLANDESI? IN UN VIDEO IL PERCHÉ


''Chi poco ten' car ten''' é un proverbio napoletano che vuol dire che chi ha poco se lo conserva per bene, anzi lo valorizza al massimo. Un pó come fanno gli olandesi che qualsiasi cosa hanno la esaltano, la tirano a  lucido e, se possibile, te la vendono ricavandoci, manco a dirlo, anche un pó di soldini. Ma quello che alberga in questa popolazione é anche un vero e proprio sentimento di orgoglio nazionale per tutto quello che hanno/fanno/dicono e che, mischiato a una sana dose di spocchia, gli fa sinceramente credere di essere i numeri uno al mondo. Ci manca poco che ti dicono pure che in fondo il tempo non é poi cosí male.
Guardare per credere questo video qui in alto, l'ho trovato per caso mentre scrivevo questo post e mi é sembrata un pó la conferma di quanto penso.

La domanda quindi sorge spontanea: perché noi no? Noi proprio che potremmo (sempre per usare un'altra espressione napoletana) ''magnare in capa a tutti quanti'' in fatto di bellezza del territtorio, storia, umanitá della gente, sole, montagne, mare, pizza,  mandolino eccetera eccetera, sembra quasi che siamo in competizione l'uno con l'altro? Big mistery.






Questa riflessione mi é nata proprio l'altro giorno quando ho capito che questo patriottismo cosí spiccato qui  viene inculcato fin da piccoli. La scena era la seguente: io su un aereo Roma-Amsterdam con 3 bambini di cui due italo-olandesi (i miei) e uno 100% olandese (amico di uno dei due e un pó piú grandicello, sui 10 anni. si,a propososito, lo so, sono pazza e infatti é stata un'esperienza che sará oggetto di un prossimo spassoso tragicomico post). Viaggiavamo con Klm, compagnia di bandiera Dutch fiore all'occhiello nazionale. All'andata invece eravamo con Alitalia. Non siamo neanche decollati che il   bimbo olandese puro mi fa ''eh (sospiro) come si vede che questo aereo é molto piú solido di quello che abbiamo preso all'andata''. Sorry? Piu' solido? ''Si piú veloce, sicuramente migliore''. Gli spiego con calma, trattenendo gli impulsi, che la sua, é solo una sensazione, che quei 2 arei sono perfettamente uguali. Al massimo, questo é blu e quello é verde e forse a lui piace di piú questo colore perció pensa che é migliore. Annuisce perplesso. 



La tregua dura ancora 10 minuti perché verso di noi si dirigono le hostess che dispensano bevande e cibarie varie. Caso (?) vuole che sul volo di andata ci era stata data una (micro) bustina di tarallini che i bambini avevano guardato schifati lasciando che io me ne ingozzassi tre insieme. Qui invece par la gioia di tutti gli astanti ci viene servito un panino al formaggio che sicuramente non é un pranzo coi fiocchi ma in una scatolletta pressurizzata qual'é un areo puó fare la differenza.  Il bimbo 100% Paesi Bassi mi guarda serafico non parla, ma mi dice con gli occhi ''hai visto?, te l'avevo detto io che qui é meglio'' e addenta il panino con una gioia che solo i sapori di casa, quelli che ti mancano tanto quando sei lontano, ti possono dare.

Credevo che finisse qui questo snervante paragone fra la 'mia'e la 'sua' compagnia aerea nazionale e invece il colpo da teatro é arrivato sul finale. Atterriamo, ci dirigiamo verso l'uscita dell'aereo e ci incamminniamo verso l'entrata del gate dove ad aspettarci avrebbe dovuto esserci il passaggino del nostro neonato. Non c'é. Disdetta. Gioco di sguardi con il bimbo olandese e io che gli dico sempre con gli occhi ''hai visto anche qui non é tutto perfetto". Torno indietro verso l'entrata dell'aereo. In quel momento stanno uscendo dalla cabina di pilotaggio i due piloti. Mi chiedono perché sono tornata. Spiego il tutto. Uno di loro che fa? Apre la sua borsa, ne estrae un giubbotto fluorescente e con lo stesso piglio con cui Clarke Kent si trasforma in Superman se lo infila e si avvia verso una scaletta laterale che porta silla pista al grido di ''lo vado a cercare io''. NO SCUSI MA DOVE VA? MA NON SI PREOCCUPI! gli grido incredula da dietro. Ma lui niente é giá in pista con la capa dentro a un carrello credo bagagli e non m sente piú. Ne risalirá 5 minuti dopo trionfante con il mio passeggino fra le braccia. Io lo eleggo mentalmente pilota dell'anno. Vorrei abbracciarlo ma mi trattengo, gli giuro nella mia mente fedeltá etena: non voleró mai piú al di fiori di altra compagnia che non sia la sua. Il bambino olandese a quel punto non mi guarda nemmeno piú. Lo vedo avviarsi davanti a me con il naso all'insú. Mi si attorcigliano le budella e come l'ultimo dei tifosi risentiti e frevaioli guardo il cielo (ovviamente uggioso) e canticchio fra me e me: ''solo la nebbia, avete solo a nebbia.....''.  

martedì 27 novembre 2012

SINTERKLAAS,IL BABBO NATALE OLANDESE E´ FRA NOI (e non ce ne libereremo fino al 6 dicembre).


E' arrivato, é arrivato e ora fino al 5 dicembre fatto non ce ne libera piú nessuno. Di chi? Come di chi! Ma del protagonista indiscusso di questo periodo dell'anno, l'amatissimo Sinterklaas. Paragonarlo al nostro Babbo Natale é alquanto riduttivo. Sicuramente in comune hanno il fatto che portano i regali ai bambini e che sono di rosso vestiti. Ma attenzione, perché le assonanze finiscono qui.
Ecco di seguito un piccolo vademecum per riconoscerlo (ed evitarlo se volete) nel caso vi imbatteste in questo omone grande e grosso che impazza in questi giorni in Olanda come una vera e propria rock star.

L'arrivo (o meglio, lo sbarco):
Sinterklaas sbarca (é proprio il caso di dirlo) nei Paesi Bassi a metá novembre. Arriva infatti su una bella barca partita dalla Spagna (si pare proprio che viva lí. Credo perché dopo tutto sto freddo che si prende per quasi un mese di filato in Olanda poi ha bisogno di andare a curarsi un pó i reumatismio al caldo. Tutto il contrario che da noi dove Babbo Natale, infagottato come un omino Michelin, arriva a dicembre e trova la gente che si fa ancora i bagni e allora decide di tornarsene giustamente un pó al fresco al Polo). Il suo arrivo é in pompa magna. Migliaia di bambini assetati di regali lo aspettano nei porti, sui canali, sulle rive del fiume. Sbarca da qualche parte ma poi batte a tappeto tutta l'Olanda. Insomma non gli si puó proprio scampare. Ad Amsterdam addirittura ad attenderlo c'era il sindaco che gli ha consegnato le chiavi della cittá. Ed infatti lui, grao, ha iniziato a visitarecon la sua barca tutti i quartieri della cittá (compreso il mio ovviamente, vedi foto in basso), ogni volta sollevando lo stesso casino di bambini e genitori stremati dal freddo e dall'idea di quanti soldi dovranno sborsare per i regali.



Il modo di vestire (in odore di santitá):
A un occhio  poco attento potrebbe sembrare che Sinterklaas abbia lo stesso abito di Babbo Natale. In realtá in comune hanno solo il rosso e la barba bianca. Per il resto Sinterklaas non ha chili di troppo come Babbo Natale. Mangerá molto meno perché anzi ha una figura pittosto alta e slanciata ed é vestito come un cardinale nel giorno dell'elezione del Papa. In alcuni casi addirittura (vedi foto con cui ho personalmente documentato) é costretto a girare con un body guard talmente il bagno di folla che lo attende.




Il giorno in cui bambini ricevono i regali (finalmente ci siamo): il 5 dicembre
Mentre Babbo Natale 'consuma' le sue sue attivitá di dispensatore di regali per bambini nello spazio di una notte, il 24 sera, Sintklaas invece arrivando molto molto prima e trattenendosi in Olanda per circa un mese, scadenza la sua permaneza con una serie di eventi che eccittano i bambini talmente da farli arrivare in qualche caso ad un vero e proprio esaurimento nervoso. Per esempio? Ogni pochi giorni i bambini lasciano le loro scarpe (anche quelle puzzolenti) in un angolino della casa, possibilmente una finestra, con una carota dentro. Infatti sanno che nello spazio della nottata Sint arriverá col suo cavallo che, stanco stremato per tutti i giri fatti (e te credo é da un mese che sta a girá senza sosta!) si mangia la carota e lascia in cambio qualche cioccolata, piccolo regalino, caramelle etc. E intanto la tensione fra i bambini sale in attesa che arrivino i regali veri, quelli pesanti, che verranno consegnati solo la notte del 5 dicembre. Il tutto mentre in Tv ogni sera va in onda uno speciale Tg dedicato a Sinterklaas (che puntualmente sparge il panico con notizie del tipo, la barca gli si é rotta e non si sa se riesce ad arrivare, il cavallo si é azzopato e non puó andare in giro, a lui gli é venuto un raffreddore fortissimo etc. etc.), giornali che lo vedono protagonista, cibarie varie che assumono le sue forme e i suoi colori. Insomma tutto un pó su questo stile.

La minaccia costante a cui sottopporre i bambini:
Fra le cose positive che Sinterklaas porta con se c'é sicuramente il fatto che per circa un mese i bambini vengono tenuti sotto costante minaccia che rende anche i piú scassacazzi improvvisamente buoni e ubbidienti.   Se non fai questo e quello sai che succede? Non hai i regali? Carbone a tutto spiano come con la Befana? No, molto peggio. Un incubo: Sinterklaas prende e ti mette in un sacco e ti porta con lui in Spagna. Un paese non solo per i bambini molto lontano ma, quel che é peggio, in recessione. Cosa che gli olandesi, fin da bambini, proprio non possono digerire. Ecco che diventano tutti bravi soldatini pronti ad ubbidire agli ordini. E allora evviva Sinterklaas!


Gli aiutanti (i celebberrimi Zwarte Piet): 
L'aspetto a mio parere piú singolare e incredibile di Sint é costituito da fatto che questo, a differenza di Babbo Natale che opera in solitaria, si circonda una serie di collaboratori e aiutanti ( i cosí detti Zwarte Piet) che, praticamente, sono piú importanti di lui. Il perché é presto detto: sono coloro che portano le sacche con i regali. Cioé Sinterklaas, secondo me anche grazie al fatto che porta un vestito da cardinale, non si abbassa a trascinare i regali in giro per la cittá. Lo fanno per lui i Zwarte Piet  Come si vede nella foto in alto Zwarte    ( in olandese appunto nero) Piet ha la pelle come la pece e porta costumi tipici da paggetto alquanto sgargianti e un cappello con una immancabile piuma. Sono praticamente un'istituzione, una setta paragonabile solo ai Puffi in fatto di organizzazione e di scala sociale. Ed infatti hanno un loro capo e vari altri personaggi con diversi ruoli (quello brontolone, quello ciccione etc...) che il piu'delle volte si comportano come burloni (vedi foto in basso cui fanno i pazzerelli) facendo monellerie a destre e a manca e conquistandosi l'amore incondizionato dei bambini che spesso, nel corso di questa mesata, si travestono e pittano come loro. 



Anche mio figlio Adriano notariamente recalcitrante a qualsiasi tipo di travestimento, quest'anno ha ceduto ed é sceso a compromessi indossando un cappellino da Piet (eccolo in basso).



La polemica raziale sui Piet 
A causa di questa loro subalternitá a Sinterklaas e per il fatto che si dipingono il volto di nero, qualcuno li ha visti e individuati come simbolo alquando razzista (ed infatti ricordano un pó nei caratteri il popolo del Surinama, a lungo colonia olandese da cui molti furono fatti schiavi). Ma le polemiche restano sullo sfondo perché Sinterklaas e la sua allegra brigata di Piet non possono non coinvolgere anche i piú grandi che vivono in questo periodo quello che qui é considerato il vero Natale

Il vero Natale é adesso
E' infatti vero che, in Olanda, solo negli anni recenti si é iniziato a festeggiare il Natale come lo intendiamo noi, con il classico albero e gli immancabili regali sotto Questo rimane in ogni caso un evento minore rispetto a Sinterklaas. Il problema (dramma) vero é vissuto dalle famiglie come la mia, con doppia nazionalitá, che dopo un interminabile mese passato ad aspettare, festeggiare, idolatrare Sinterklaas devono dare altrettanta dignitá a quel povero Babbo Natale che altrimenti, ahimé, se non altro per numero di apparizioni pubbliche, rischierá di venire dimenticato.

domenica 11 novembre 2012

SAN MARTINO IN OLANDA: I BIMBI FANNO IL PIENO DI CARAMELLE


E' una tradizione davvero sentita dai bambini di Amsterdam che, a minuti, appena calerá il buio, si riuniranno in piccoli gruppetti e armati di un lampione di carta (fatto nella maggior parte dei casi con le loro manine) e illuminato da una lucina dentro, inizieranno a bussare alle porte del loro quartiere. 

A chi gli aprirá canteranno una canzoncina dedicata a Sint Maarten (il santo, forse l'unico che qui infatti viene in qualche maniera festeggiato) e, ondeggiando il loro lampione, riceveranno in cambio caramelle e dolciumi di ogni sorta che, nel migliore dei casi, li faranno stare con il mal di pancia per almeno un due giorni.

I bambini naturalmente sono eccitatissimi primaditutto perché fanno, auitorizzati, il pieno di caramelle. In secondo luogo perché é uno dei pochi giorni in cui viene fatta un'eccezione alla regole per cui, massimo alle 18.00 i bambini per bene stanno giá a casa mangiati, lavati e a asciugati (e ti sfido a trovare un bambino, uno solo, in giro a quell'ora i cui genitori non siano considerati dei malfattori).



Il terzo motivo si appalesa solo quest'anno. Per la prma volta da quando sono in Olanda, infatti, oggi, l'11 novembre, giorno di San Martino, non piove, non tira vento, non é prevista nessuna delle solite intemperanze metereologiche tipiche di questa terra. Il cielo é limpido, la temperatura accettabile se non addiritura buona. Il che fa presagire un'affluenza massiccia di bambini e giri prolungati anche di mio figlio che lo vedo che giá preme vicino alla porta per iniziare il suocaramello-gastronomico tour. Ha in mano un lampione improbabile (credo il piú brutto di tutto il quartiere) ma lo guarda con una fierezza che poche volte gli ho visto negli occhi.

Da bravo italiano ha anche una versione 'ridotta' della canzone, l'avrá imparata sul bignami delle migliori tradizioni olandesi, credo. L'unica cosa che mi fa incazzare é la strofa centrale che dice qualcosa come 'mijn moeder is een dikke zak'. Tradotto: mia mamma é una chiatta.

Delle due l'una: o la ha riadattata a me in questo periodo di gravidanza (e questo mi fa molto ma molto arrabiare) ma lo accetto perché é vero. O la canzone é veramente cosí. E allora a questo punto a quei mocciosi che verranno a bussare alla mia porta da me avranno in cambio solo freschissima frutta di stagione.

giovedì 5 luglio 2012

IN OLANDA ANCHE CON L'AMORE SI CONQUISTA LA TRIPLA A

Gli olandesi, per chi non lo sapesse, sono dei geni in affari. Riescono a monetizzare e far uscire soldi da tutto. Dal bene e dal male. Napoli é sommersa dalla monnezza? Chi se la accolla facendosi pagare caro e amaro per incenerirla? Gli olandesi of course (che manco a dirlo alcune discariche le hanno dovute chiudere perché loro di rifiuti non ne producono abbastanza). Il capitano Schettino si va a infrociare contro uno scoglio al Giglio dando vita al piú grande disastro in mare dopo il Titanic? Chi va a recuperare il carburante e a salvarci dal disastro ambientale? Sempre loro, i Dutch.  (Ecco in una foto i tecnici della societá Smit mentre fra uno svuotamento di serbataio e l'altro, il 30 aprile, trovano il modo di festeggiare il Queensday sull'isola coinvolgendo a festa anche gli abitanti dell'isola, mentre, guarda un pó, scorrevano fiumi di birra). 


Ma se potrebbe sembrare che gli olandesi facciano soldi sulle disgrazie degli altri, ebbene non é cosí. Perché questi money makers  della Mittle Europa in raltá riescono a trasformare in euro anche buoni sentimenti come l'amore. Un piccolo esempio vi fará capire cosa voglio dire. Pochi giorni fa notavo la mia amica B., divorziata e con una nuova storia d'amore all'attivo, con in mano un fascicolo di circa 300 pagine. Siccome noi non ci dobbiamo mai fare i cazzi nostri, le ho chiesto cosa fosse. Non l'avessi mai fatto. La risposta infatti mi ha molto turbato:  era il cartaceo di tutte le e mail che lei  e il suo nuovo amore si son mandati dall ínizio della loro storia. Ora, voi come me vi domanderete: perché questi due grafomani le hanno volute passare su carta? Ma per trasformare il tutto in un libro naturalmente! Sono stati giá contattati da un editore interessato.  Se il progetto avrá successo ne potrebbe pure uscire un film. Ma certo! Perché non ci ho pensato prima io? Eppure sono sicura che la storia fra me e Merlijn é un unicum nel suo genere che ci potevamo fare i miliardi a raccontarla. E invece no, noi sempre a far divertire gli altri a grati's. 

La differenza sta nel fatto che gli olandesi imparano a fare soldi fin da bambini. Mica come noi bamboccioni. Mio figlio Adriano, per esempio, ha giá avuto in regalo una decina di salvadanari. I figli dei miei vicini di casa vengono a turno a chiedere se possono aiutare a fare qualcosa. Che gentili questi bimbi, mi sono detta la prima volta. Solo dopo ho capito che volevano ua ricompensa, economica naturalmente. Finalmente mi hanno spiegato che fin da bambini sono abituati a fare piccoli lavoretti per guadagnarsi i primi soldini. Ancora meglio poi se sulle spalle degli ingenui vicini stranieri. 

L'apice di questa cultura del guadagno avviene nel corso di mercatini che vedono protagoste famigliole che si vogliono sbarazzare di tutte le cianfrusaglie che posseggono. L'esempio massimo si ha durante la Festa della Regina che non é solo il giorno in cui tutti stanno fatti ma é la giornata in cui in realtá  tutti i commerci sono liberalizzati. Ecco quindi spuntare nei parchi centinaia di queste bancarelle dove a fare le trattative sono soprattuto i bambini. 




I prezzi vanno dai 10 centesimi ai 5 euro e loro ovviamente si divertono tantissimo. Nel frattempo assorbono i principi dell'economia moderna imparando subito a tenere, una volta diventati grandi, a bada lo spread. Anche io, come testimonia la foto in alto, ho partecipato attivamente a uno di questi eventi facendo da assistente al figlio di un'amica che, peró, mi ha bacchettata perhe, a suo parere, svendevo eccessivamente. Eccoci (carini eh?) mentre tentiamo di guadagnarci la nostra fetta di mercato. Insomma anche io, seppure a scoppio ritardato, diventeró un'abile imprenditrice. Per insegnamento, inutile dirlo, di questi bambini economi.

domenica 3 giugno 2012

CAMPEGGIO IN OLANDA, QUANTO CI PIACE!



Tutti pazzi per il campeggio. Succede in Olanda dove 9 persone su 10 amano trascorrere le vacanze fra camper, caravan, case ambulanti, tende volanti e quanto altro possa fare sentire a contatto, ma molto a contatto con la natura. Contraria per principio al campeggio fin da quando vivevo in Italia (per un puro equivoco mi aggregai in vacanza in Grecia a un gruppo di fanatici della tenda con cui i rapporti si incrinarono giá dal secodo giorno di permanenza), mi sono dovuta ricredere. Lo scorso week end un'amica mi ha invitato a trascorrere un paio di giorni a 'Bakkum', un campeggio non lontano da Amsterdam, un posto magico. Guardate, nella foto in basso, uno dei sui tipici ´viali´, tanto per avere un´idea.


Qui piú che tende ci sono i cosí detti Sta Caravan. Io ne ignoravo l'esistenza ma poi in loco ho scoperto trattarsi di ibridi fra una casa e un caravan -hanno le ruote- e che a differenza di questi ultimi possono fare solo brevissimi tragitti. Ed infatti mentre d´estate vengono piazzati in questo bosco, in inverno vengono spediti non ho capito dove per restituire il luogo alla natura. Ma in questo campeggio albergano anche vere e proprie casette dalle piú svariate grandezze e colori. Ma che non possono che non essere aggettivate con la parola olandese ´Gezellig,´ l´inglese ´cozy´ qualcosa leggermente di piú del nostro ´accogliente´. Come definire altrimenti la facciata qui in basso azzurro-fata turchina con tanto di vasetti per i fiorellini e biciclette parcheggiate in tinta. 


Il bello é che ce ne sono di tutti i tipi di queste casette-caravan, dalle piú semplici, da puristi del campeggio a quelle che non faccio fatica a definire di lusso. Insomma anche nel campeggio sono riprodotte le classi sociali cosí come in cittá. Anche se qui, piú che una questione di soldi, mi é sembrata una questione di scelta. Ed infatti i camperisti duri e puri, quelli che volutamente scelgono di non avere né elettricitá e tantomeno una piccola cisterna d´acqua, difficilmente andrebbero a vivere dall'altro lato della barricata. In ogni caso, tutti, ma proprio tutti, sono felici e fieri di trascorere del tempo qui, non importa se te ne vai camminando con la carta igienica in mano, se le notti corri nel tentativo di raggiungere il bagno in tempo consono, se tutto d´un  tratto inizia a buttare un freddo che ti devi mettere il maglione che usi a Natale.


Come dimostra questo cartello qui sopra, attaccato sul muro di una casa, chi arriva qui é felice. Letteralmente tradotta, questa scritta vuol dire ''Sono felice di essere uno di voi qui al campeggio Bakkum''.  E cosí onestamente é sucesso a me che volutamente per due giorni non mi sono lavata ed ero fiera di puzzare. ´´Ma Gaia peró, se la prossima volta rimani di piú ti devi fare la doccia´´, mi ha detto Alie, l´amica che mi ospitava. Ho promesso che lo faró. Intanto, qui di seguito una mia piccola galleria fotografica a testimonianza di qualcuna di queste affascinanti abitazioni . Qui di sotto un piccolo gioiello dell´orgoglio olandese, anche nei colori.


Holland pride 


  Comfort in legno per mamma e papá' piú tenda  piantata a uso marmocchi


Tendona extra/lusso



Villino da campeggio


Grunge style


Lo Sta Caravan che ci ospitava


E´ questo é il famoso Sta Caravan che ci ha gioiosamente ospitati. Quello che la padrona di Caravan definisce appunto da campeggiatori duri e puri. Io la mia prova l´ho data. E un pó all´olandese, me ne vanto.

sabato 12 maggio 2012

AUGURI MAMMA, IL REGALO? TI PORTO IN TRAM

Un fiore, un pacco di cioccolattini, una foto di voi due insieme? E invece no: un bel giro in tram. Lo possono regalare domani tutti i bambini di Amsterdam alle loro mamme. Ed infatti si festeggia domani in Olanda, 12 maggio, la festa della mamma, evento qui sentitissimo che, come in diversi paesi d'Europa, non ha un giorno prefissato nel calendario ma occupa sempre la seconda domenica di maggio. 



Fra le tante iniziative organizzate in giro per la cittá, una mi ha particolarmente colpito: questa appunto del tram. Tutti i bambini, infatti, potranno regalare un giro sul tram alle loro mamme se mostreranno al conduncente un disegno fatto da loro in onore di colei che li ha messi al mondo. Il tram in questione, poi, non é mica un tram come tutti gli altri. E' il Museumtramlijn, quello della foto sopra, un antico tram che si puó prendere, a partire da aprile, solo durante la domenica e che come destinazione finale ha il bellissimo bosco di Amsterdam.

domenica 8 aprile 2012

L’UOVO DI PASQUA? TE LO DEVI GUADAGNARE BAMBINO MIO


L’uovo di Pasqua? Lo vuoi? Bhé scovalo se ci riesci e poi ti sará dato di mangiarlo. Detta in questo modo potrá sembrare un pó brutale. Ma in fin dei conti é cosí. Perché i bambini olandesi -e tutti quelli comunque residenti nei Paesi Bassi con regolare permesso di soggiorno e una smodata voglia di integrazione- mica lo ricevono cosí, l’uovo,  aggratis perlopiú. Se lo devono cercare! Nei giorni pasquali infatti si scatena una vera e propria caccia. Cioé i genitori, gli ovetti (quelli piccoli piccoli e senza nemmeno una fetente di sorpresa dentro), sadici piú che in altri periodi dell’anno, li nascodono. In giardino, i piú fortunati, in mezzo ai cortili e giardinetti pubblici i meno abbienti. Per caritá i bambini sono felicissimi di scatenarsi in questa caccia all’uovo. I piú scaltri ne accumulano in quantitá smodate che li porta a un mal di pancia che va da un minimo  di due a un massimo di quattro giorni. I meno fortunati, invece, e anche quelli con problemi di vista, a volta se ne riescono ad accaparrare soltanto un paio, con conseguente crisi psicologica, che pure dura dai due ai quattro giorni.


Ecco, secondo me la caccia alle uova é un pó la metafora delle regole di questo paese. Ovvero: vuoi qualcosa? A Bello! Te la devi faticare! Secondo alcuni é proprio cosí facendo che si costruisce un economia forte, a prova di crisi.  Partendo  da subito, educandoli  da bambini a faticarsi –per caritá divertendosi- anche l’ovetto. Che insomma, non é che solo perché é Pasqua e tu sei un moccioso come tanti altri lo devi avere cosí, regalato da parenti, amici e dai nonni che, come minimo solo loro, te ne recapitano tre. Uno, fra l’altro, con la sorpresa personalizzata fatta inserire apposta x te da qualche mettre a chocolatier. Che per fare cosí, infatti, hai visto a noi che ci é successo? Con l’idea che tutto ci é dovuto -a partire da quello che sembrava un innocente ovetto- siamo andati praticamente in rovina: lo spred si é impennato, le borse  sono crollate e il governo é caduto. E’ per questo, caro presidente, che le faccio una proposta: perché non inserire per legge in Italia la caccia all’uovo di Pasqua con conseguente messa al bando di tutti gli evasori, genitori furbastri che ancora si ostinano a regalarle di nscosto queste uova? Certo, ci sarebbe di sicuro una ondata di scioperi. Milioni di bambini si rifiuterebbe di tornare a scuola dopo le vacanze di Pasqua, scenderebbero  in piazza con girelli,  tricicli, biciclette  per  bloccare anche loro tanto per cambiare il traffico (e affiancati, perché no, anche dai soliti tassisti). Al momento ci sarebbe un gran casino. Ma in compenso, sa che tirata per la futura economia.  Ah…. bello fantasticare, io intanto scusate torno alla reltá, ho fretta. Devo andare a nascodere gli ovetti.