E'da un pó che non aggiorno questo blog. Il perché risiede nel fatto che ogni volta che scrivo ci metto un bel pó di tempo: immagino sempre di essere la penna d'oro di Amsterdam Ovest. Praticamente ogni volta che esterno su questo blog -anche se a qalcuno potrá sembrare solo uno strano bla bla bla- cerco sempre di 'nascondere' dentro il post una notiziola, qualche dato scovato qui e lá,una foto caria, qualcosa che un pó possa servire a un occasionale, o affezionato, lettore.
L'attitune mi deriva, credo, da alcuni (psicologicamente) incancellabili anni nel giornalismo sotto le grinfie di sadici ma ottimi colleghi che peró, a furia di cazziatoni, e calci in culo (il giornalismo é un mondo di cerberi)ti insegnano la struttura base di un pezzo. Bhe' fanculo. Non agli ex colleghi, ovviamente, verso alcuni dei quali nutro tutt'oggi infinita gratitudine (non tutti devo dire, alcuni hanno tentato piú volte di farmi la pelle, riuscendoci con successo) ma alle regole base di un pezzo. Ed infatti sfogliando qualche rivista italiana mi sono resa conto che ci sono dei giornalisti che scrivono delle minchiate pazzesche. I cosí detti 'pezzi di colore' ne contengono ovviamente di piú. Trasposizioni su carta dei loro blog che a volte, sará che é un pó che non mastico l'italiano, faccio fatica a capire, a coglerne il significato, il messaggio, il perché di un editore di doverli pagare per quella grande stronzata.
Allora mi sono fatta forza e mi sono detta che se anche un sedicente affermatissimo giornalista italiano puó spararle cosí senza filo né coda, perché proprio io avrei bisogno sempre di un appiglio alla realtá, ai numeri, a una seppur fetente di notizia?
Tutto questo per dire che ora anche io faró cosí. Butto giú tutto cio'che mi viene in mente, a fontana. Ed infatti, oggi, riflettendo su lgrubazioni e crisi esistenziali mi e' passato per la mente questo:
In Olandese, si quella lingua che chissá perché gli italini considerano piú difficile del cinese, esiste un'espressione bellissima e positiva che dá speranza anche al piú cronico dei depressi. E'KOMT GOED. L'espressine gemella in italiano é: Non ti preoccupare, tutto andrá bene. Con una grande differenza peró: quando la senti da un olandese, non so perché, ci credi veramente. Chi lo dice lo fa con talmente tanta cnvinzione che tu ti illumini di speranza all'istante e rinizi a credere come non ti sccedeva dal giorno della prima comunione. E' incredibile perché é solo questione di tempo ma le cose poi si inizieranno veramente ad aggiustare. Ora, se ho un problema grosso e qualcuno mi dice in italiano che andrá tutto bene, io non ci credo, guardo anzi la persona in malo modo e penso 'perché questo parla per frasi fatte? voglio vedere a lui'. Anzi a volte mi gratto pure un pó. Invece 'Komt goed' ti dá la certezza matematica che quella situazione veramente si risolverá, che tutto andrá a buon fine, che i tuoi problemi esistenziali si risolveranno e tornerá il sereno. Sereno, ovviamente, solo in senso metaforico perché fuori, puoi starne tranquillo continuerá, anche ad agosto, sempre incessantamente a piovere.
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lunedì 6 agosto 2012
venerdì 13 aprile 2012
MA PERCHE' IN OLANDA SI INVENTANO I NOMI?
Per tutti gli stranieri d'Olanda é vissuto come un vero e proprio
strazio: imparare i nomi degli olandesi. Ma, prima ancora, capirli (fase uno).
Dopodiché esercitarsi a pronunciarli (fase due). Finalmente impararli a memoria
(fase tre) e infine utilizzarli con una certa scioltezza (quarta e grazziedio
ultima fase). Facendo finta che loro, la prima volta che si sono presentati, ti
abbiano detto semplicemente Antonio, Giuseppe, Francesco o Paola, Michela o
Silvia. E invece no! Dalla loro bocca, in un buon 70% dei casi, é uscita una parola
che alle tue orecchie é suonata piú o meno cosí: ZTRSCJKTRS. Allora tu,
paziente, hai chiesto di ripetere quel suono per te assolutamente inafferrabile,
con il tono di chi ''scusa ma transitava un aeromobile proprio sopra le nostre
teste, non ho potuto sentire bene’’.
Loro, pazienti pure, lo ripetono chiedendosi fra se e se come mai quasi
tutti gli italiani abbiano problemi di udito (visto che effettivamente non
passava nessun cazzarola di aereo).
Quindi, realizzato che tu non ce la farai mai a memorizzarli, aguzzi
l’ngegno. Non potendo chiedere piú di due-tre volte 'come ti chiami?', parti con
trucchetti di bassa lega per scovare il nome che incatuamente ti é sfuggito. Mi si sono illuminati gli occhi quando la mia vicina di casa, i cui
nomi dei figli sono assolutamente impronunciabili (addirittura uno si differenzia per una sola
vocale da una turpe parolaccia italiana), mi ha mostrato l’album di foto di
loro piccoli con a lettere cubitali il nome dei pargoli sovraimpresse. Da
allora in poi, e solo leggendoli nero su bianco, li ho capiti. Un problema a parte consiste nel fatto che, in un buon 50% dei casi, io non capisco bene se il nome é femminile o maschile. Fokke, Sukke, Jap, Jop, Jay, Finne, Cas, Jes, Mebel, solo per citarne alcuni. Questo ovviamente crea una
serie di equivoci. Molto gettonato inoltre chiamare le femminucce con nomi per noi italiani maschili.
E viceversa. Cosí ovviamente Luca e Andrea, che ve lo dico a fá, sono bambine.
Una volta, ma diversi anni fa, al parco ho anche sentito chiamare una bimba, di al massimo 2 anni, Giovanni.
E, last but not the least, c'e' la categoria di quelli che i nomi se li inventano proprio. Cioé
non esistono. In nessun paese, in nessuna lingua. Li creano loro dal nulla. Ma é legale? mi chiedo. L’esempio
regina io ce l’ho in famiglia: il mio compagno nonché padre di mio figlio. Si
chiama Merlijn, tradotto Merlino. Si, certo, esiste. Nelle favole peró! Questa invece é vita vera caro mio! Quando me l’ha detto la prima volta ho creduto per un paio di giorni che mi
stesse prendendo in giro (tipo, mó te la faccio io la magia). Inoltre, per tre mesi non ho pronunciato il
suo nome correttamente (per via del famigerato dittongo Ij, che merita su
questo blog un paio di capitoli a parte). Finché un suo amico mi ha chiesto il
perché lo chiamassi cosí. E’un nomignolo o cosa? Eh.. bhe si..piú o meno.. Noi
italiani, sai, ribattezziamo un pó tutti…, ho mentito spudorata. E io, che ad oggi, ancora devo capire perché lui non mi
corregesse. Ora, intanto, col passare degli anni e con l'accomularsi di svariate figure di merda, piú o meno me la cavo con sti nomi . Infondo, appartengo a una
generazione in cui si sprecano i Samantha, J.r., Alex etc. Ma quei poveretti dei miei genitori ?
Chiamano i miei suoceri Jin e Jang (veri
nomi Hinke e Jan) quindi figuriamoci tutti gli
altri. A loro, che quando mi chimarono Gaia furono allora additati come 2 insurrezionalisti (il nome era piuttosto unusuale per l’epoca) ecco a loro, va tutta la mia solidarietá.
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