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venerdì 13 aprile 2012

MA PERCHE' IN OLANDA SI INVENTANO I NOMI?


Per tutti gli stranieri d'Olanda é vissuto come un vero e proprio strazio: imparare i nomi degli olandesi. Ma, prima ancora, capirli (fase uno). Dopodiché esercitarsi a pronunciarli (fase due). Finalmente impararli a memoria (fase tre) e infine utilizzarli con una certa scioltezza (quarta e grazziedio ultima fase). Facendo finta che loro, la prima volta che si sono presentati, ti abbiano detto semplicemente Antonio, Giuseppe, Francesco o Paola, Michela o Silvia. E invece no! Dalla loro bocca, in un buon 70% dei casi, é uscita una parola che alle tue orecchie é suonata piú o meno cosí: ZTRSCJKTRS. Allora tu, paziente, hai chiesto di ripetere quel suono per te assolutamente inafferrabile, con il tono di chi ''scusa ma transitava un aeromobile proprio sopra le nostre teste, non ho potuto sentire bene’’.  Loro, pazienti pure, lo ripetono chiedendosi fra se e se come mai quasi tutti gli italiani abbiano problemi di udito (visto che effettivamente non passava nessun cazzarola di aereo). 


Quindi, realizzato che tu non ce la farai mai a memorizzarli, aguzzi l’ngegno. Non potendo chiedere piú di due-tre volte 'come ti chiami?', parti con trucchetti di bassa lega per scovare il nome che incatuamente ti é sfuggito. Mi si sono illuminati gli occhi quando la mia vicina di casa, i cui nomi dei figli sono assolutamente impronunciabili  (addirittura uno si differenzia per una sola vocale da una turpe parolaccia italiana), mi ha mostrato l’album di foto di loro piccoli con a lettere cubitali il nome dei pargoli sovraimpresse. Da allora in poi, e solo leggendoli nero su bianco, li ho capiti. Un problema a parte consiste nel fatto che, in un buon 50% dei casi, io non capisco bene se il nome é femminile o maschile. Fokke, Sukke, Jap, Jop, Jay, Finne, Cas, Jes, Mebel, solo per citarne alcuni. Questo ovviamente crea una serie di equivoci. Molto gettonato inoltre chiamare le femminucce con nomi per noi italiani maschili. E viceversa. Cosí ovviamente Luca e Andrea, che ve lo dico a fá, sono bambine. Una volta, ma diversi anni fa, al parco ho anche sentito chiamare una bimba, di al massimo 2 anni, Giovanni. 

E, last but not the least, c'e' la categoria di quelli che i nomi se li inventano proprio. Cioé non esistono. In nessun paese, in nessuna lingua. Li creano loro dal nulla. Ma é legale? mi chiedo. L’esempio regina io ce l’ho in famiglia: il mio compagno nonché padre di mio figlio. Si chiama Merlijn, tradotto Merlino. Si, certo, esiste. Nelle favole peró! Questa invece é vita vera caro mio! Quando me l’ha detto la prima volta ho creduto per un paio di giorni che mi stesse prendendo in giro (tipo, mó te la faccio io la magia). Inoltre, per tre mesi non ho pronunciato il suo nome correttamente (per via del famigerato dittongo Ij, che merita su questo blog un paio di capitoli a parte). Finché un suo amico mi ha chiesto il perché lo chiamassi cosí. E’un nomignolo o cosa? Eh.. bhe si..piú o meno.. Noi italiani, sai, ribattezziamo un pó tutti…, ho mentito spudorata.  E io, che ad oggi, ancora devo capire perché lui non mi corregesse.  Ora, intanto, col passare degli anni e con l'accomularsi di svariate figure di merda, piú o meno me la cavo con sti nomi . Infondo, appartengo a  una generazione in cui si sprecano i Samantha, J.r., Alex  etc. Ma quei poveretti dei miei genitori ? Chiamano i miei suoceri  Jin e Jang (veri nomi Hinke e Jan) quindi figuriamoci tutti gli altri. A loro, che quando mi chimarono Gaia furono allora additati come 2 insurrezionalisti (il nome era piuttosto unusuale per l’epoca) ecco a loro, va tutta la mia solidarietá.